L’attacco terroristico alla metropolitana di Tokyo, 20 anni dopo

Il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe rende omaggio alle vittime dell'attentato in una commemorazione per il 20° anniversario dall'accaduto.
Il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe rende omaggio alle vittime dell’attentato in una commemorazione per il 20° anniversario dall’accaduto.

Venerdì 20 marzo, in Giappone, è ricorso il 20° anniversario del tragico attentato terroristico col gas Sarin alla metropolitana di Tokyo (il Sarin è un gas nervino della famiglia degli organofosfati classificato come arma chimica di distruzione di massa, ndr).

Questo attacco, tristemente noto in Giappone col termine Chikatetsu Sarin Jiken 地下鉄サリン事件 (Attacco in metropolitana col Sarin) fu un atto di terrorismo cosiddetto “domestico”, perpetrato il 20 marzo 1995 a Tokyo, da alcuni membri del movimento cultista Aum Shinrikyō オウム真理教 (letteralmente “insegnamento della verità suprema”. Aum, o Om, è un termine sanscrito che significa universo ed è noto ai più per essere usato durante le meditazioni buddiste). È considerato il più grave attacco verificatosi in Giappone dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Soccorsi ai feriti dopo l'attacco alla metropolitana di Tokyo, intorno alle 8:50 del 20 marzo 1995.
Soccorsi ai feriti dopo l’attacco alla metropolitana di Tokyo, intorno alle 8:50 del 20 marzo 1995.

Quel giorno cinque membri di Aum Shinrikyō si mischiarono fra i pendolari della metropolitana, nascondendo il gas nervino sotto forma liquida in sacchetti di plastica, avvolti da giornali. Giunti in alcune stazioni prestabilite, i cinque membri lasciarono i sacchetti sul pavimento dei vagoni o delle stazioni, forandoli con la punta di alcuni ombrelli che avevano portato con loro. Mentre i cinque membri lasciavano la metropolitana, attesi da complici all’interno di automobili che avrebbero dovuto portarli lontano, il gas, grazie alla sua estrema volatilità, si disperdeva velocemente nell’aria dando vita all’attentato. Il bilancio delle vittime ammontò a 13, con oltre 50 persone gravemente contaminate dal gas alle vie aeree e alla vista (17 delle quali morte successivamente) e circa 6000 altre persone ferite o con temporanei danni alla vista.

Nonostante una pletora di processi nell’arco di questi venti anni che hanno visto 13 persone ritenute responsabili dell’attacco essere messe nel braccio della morte, incluso l’allora leader di Aum Shinrikyō, Asahara Shoko 麻原 彰晃 (1955-), le ragioni dietro quello scioccante episodio rimangono ancora oscure. Particolarmente sconcertante è il fatto che i membri del culto che si sono macchiati dei peggiori crimini erano alcuni dei più brillanti giovani scienziati e dottori del Giappone, laureatisi delle migliori università del Paese.

L'interno di uno dei vagoni della metropolitana. È possibile vedere la sacca e parte del sarin fuoriuscito, ancora sul pavimento.
L’interno di uno dei vagoni della metropolitana. È possibile vedere la sacca e parte del sarin fuoriuscito, ancora sul pavimento.

Sicuramente processi di alto profilo mediatico come quelli avrebbero potuto rappresentare un’opportunità, per il Giappone, di condividere dati e approfondimenti con il resto del mondo nella lotta contro il terrorismo, cercando di andare a fondo della questione riguardante gli attacchi di Aum Shinrikyō e non limitandosi dunque a cercare di rendere giustizia dei crimini in sé. Sarebbe stato ancor più importante capire a fondo cosa successe realmente nel ’95, e perché, se si pensa che il mondo attuale, a distanza di 20 anni, si trova a fronteggiare una nuova ascesa dei movimenti estremisti di matrice fondamentalista-religiosa, in particolare quello del sedicente gruppo dello Stato Islamico, o ISIS, che annovera anche due giapponesi fra gli ostaggi che ha brutalmente giustiziato quest’anno.

In questo senso, il target di reclutamento dell’ISIS è molto simile a quello di Aum Shinrikyō negli anni in cui, fra gli ’80 e i ’90, raggiunse il suo picco di oltre 10.000 seguaci in Giappone: giovani che cercano un posto che li faccia sentire valorizzati, che li faccia sentire parte di qualcosa e utili ai fini di una causa e di un credo comuni. Il Giappone in quegli anni osservò nervosamente il movimento del mistico, autoproclamatosi “Cristo”, Asahara Shoko, che attirava a sé un considerevole numero di giovani laureati: Aum Shinrikyō era un sistema di credenze sincretico che incorporava a dogmi buddisti e induisti diverse sfaccettature cristiane e interpretazioni dello Yoga, ma soprattutto visioni apocalittiche a breve termine, le quali avrebbero spinto il loro leader a sacrificarsi assumendo su di sé tutti i peccati del mondo e donando la propria vita al fine di salvare i suoi adepti dalla fine dei giorni.

Asahara Shoko, fondatore di Aum Shinrikyō.
Asahara Shoko, fondatore di Aum Shinrikyō.

Ad ogni modo, Aum Shinrikyō esiste ancora in quanto culto religioso sotto il nome di Aleph (la prima lettera dell’alfabeto ebraico, ndr) e annovera circa 1600 adepti, ma viene tenuto comunque sotto stretta sorveglianza dal Governo, ed è ufficialmente dichiarato organizzazione terrorista da diversi Stati come il Canada e gli Stati Uniti. Per quanto riguarda Asahara, nel febbraio 2004 è stato riconosciuto colpevole di essere stato la mente organizzatrice e il mandante dell’attentato alla metropolitana di Tokyo del 1995 e di molti altri crimini (tra cui l’assassinio della moglie e del figlioletto di un anno) ed è stato condannato a morte per impiccagione. Il suo team legale ha fatto ricorso contro la sentenza, ma l’appello è stato rifiutato ed attualmente si trova in carcere in attesa dell’esecuzione.

Concludendo, penso che resti contemporaneamente un mistero da un lato e una chiave di lettura potentissima, in termini di attualità degli estremismi religiosi, dall’altro, il fatto che un culto come Aum Shinrikyō abbia potuto raggiungere un tale picco di popolarità e, ahimè, di tragicità, in un Paese per l’80% areligioso come il Giappone. Indubbiamente un tema antropologico-religioso su cui riflettere e che varrebbe la pena approfondire, anche e soprattutto in prospettiva futura.


Fonte parziale: Japan Today
Foto: Top, Middle 1, Middle 2, Bottom

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2 thoughts on “L’attacco terroristico alla metropolitana di Tokyo, 20 anni dopo”

  1. Se può interessarti Haruki Murakami ci ha scritto un libro-intervista su questo attentato. “Underground” si chiama. Un interessante lettura per capire meglio e da più vicino quello che è successo! Lo sto leggendo in questi giorni!

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