Considerazioni su un esame di giapponese, sul futuro e altre cose.

日本語の試験や将来などについての思いなんか。。。 L’altro ieri ho sostenuto il mio ultimo esame orale di giapponese della mia carriera universitaria. Stavo riflettendo sul fatto che da quando mi sono immatricolato all’Università degli Studi di Milano-Bicocca è già la quinta volta. Con Higuchi Yasuko Sensei e due volte Suzuki Akane Sensei in triennale di Comunicazione interculturale, infine per la seconda volta due giorni fa anche con Madarame Nobuaki Sensei. Non so se esserne felice perché finalmente mi sono tolto il peso di affrontare lo studio della lingua giapponese sapendo di dover essere valutato, o se invece non mi senta in qualche modo malinconico. Perché non so che ne sarà di tutto questo percorso, se riuscirò mai a ricavarne realmente qualcosa. Immagino di sì, sono una persona determinata, so cosa voglio e cosa mi piace fare, ma certo di questi tempi non è semplice cercare di immaginarsi al 100% in un contesto futuro, a prescindere che sia lavorativo, di formazione, di ricerca. Appunti_giapponese Di sicuro mi viene un po’ di tristezza pensando al fatto che eravamo quasi venti il primo anno; ora sono rimasto solo io. Ho avuto molti compagni, tutte persone splendide di cui ho bellissimi ricordi. Mi dispiace solo che non si sia potuti continuare insieme fino alla fine, ma d’altra parte è naturale che ognuno scelga la propria strada in funzione delle proprie inclinazioni o, come direbbe Malinowski, degli “imponderabili della vita”. Ad ogni modo, a questo proposito Madarame Sensei qualche settimana fa mi disse che sarei stato il saigo no samurai 最後の侍, “l’ultimo samurai, perché – testuali parole – il corso di giapponese avanzato alla magistrale di antropologia in Bicocca morirà con te”. Lì per lì mi colpì molto per il modo in cui lo disse, quasi comico, no? IMG_5104 Ma dietro a un’asserzione del genere, specie se fatta da un giapponese, c’è sempre un significato più profondo, più radicato, che spiegherò dopo. Ad ogni modo, riflettendo su queste cose, due mattine fa, ore dieci e trenta, fra i grattacieli di Piazza Gae Aulenti a Milano mi prendevo un caffè e mi preparavo per andare a combattere anche quella battaglia: “a buon rendere”, mi dissi. IMG_6322 Alla fine ho preso 28/30, voto che spero di trasformare in qualcosa di più in attesa dello scritto. Naturalmente da perfezionista non sono uscito soddisfattissimo, ma tant’è. Anche perché ciò che avevo in testa tornando a casa era un pensiero diverso, di cui ho discusso più volte anche con i miei insegnanti, con rassegnazione ahimè da entrambe le parti: io sono stato fortunato, ultimo di un ciclo di laurea magistrale a poter frequentare le lezioni di giapponese avanzato come corso a scelta, prima che venisse cancellato per i tagli agli sprechi da parte del governo. Ora, sono io il primo a dire che se un corso ha un solo studente iscritto è uno spreco – benché io ritenga nel mio piccolo che un solo studente motivato sia meglio di cento perditempo, ma d’altro canto oggigiorno contano solo i bilanci, si parla oramai di azienda universitaria, squallido neologismo mutuato dall’ancora più squallido azienda ospedaliera. Tuttavia vorrei far notare che io sono stato l’unico su un gruppo iniziale di venti persone al triennio a continuare il percorso propedeutico anche in magistrale. Venti studenti. Dunque gli studenti del primo anno con curriculum giapponese del presente anno accademico 2014/2015 sono oltre duecento. Facendo le dovute, pur campate per aria ma dovute, proporzioni: 1 sta a 20 come 10 sta a 200. Almeno una decina di studenti sarebbero sicuramente (facendo un rapido sondaggio anche su Facebook fra i gruppi di studenti) interessati a proseguire, ma i corsi sono stati eliminati perché troppo costosi per lo Stato. Non mi addentro oltre in polemiche, ma mi limito a sottolineare ciò di cui parla questo articolo della brillante artista e blogger Elisa Viotto, che seguo con molta stima, la quale prendendo spunto da un meeting artistico per giovani emergenti sostanzialmente constata quanto sia diventato difficile per gli artisti, specie giovani – e io qui aggiungo gli antropologi e gli scienziati sociali in generale, per quanto mi riguarda – vivere e sopravvivere in Italia. Quelli/e che come me scelgono un percorso di ricerca sanno che con tutta probabilità non si arricchiranno, ma vedere costantemente i campi che spaziano dall’arte alla cultura e all’educazione essere messi sempre all’ultimo posto, svuotati non solo di senso ma altresì di possibilità, è nondimeno scoraggiante. Mi associo quindi, nonostante tutto, a ciò che Elisa scrive nel suo articolo, perché lamentarsi e basta, espatriare senza giustificazioni se non “in Italia è una merda” è da immaturi e irresponsabili. Pertanto ciò che si può fare è continuare a impegnarsi e lavorare per far fruttare le nostre passioni, le nostre ricerche e poterle trasmettere ad altri, per creare una sensibilità culturale in un Paese in cui dall’alto le si attribuisce sempre meno importanza. Scusate il pistolotto ma ero in vena di scrivere! Buona serata e buon fine settimana a tutti! Gio

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7 thoughts on “Considerazioni su un esame di giapponese, sul futuro e altre cose.”

  1. Eccomi qui, dopo tanto tempo, a scrivere sul blog di un vecchio compagno, un amico e una persona per cui nutro molta stima.
    Questo articolo é molto importante per me perché esprime esattamente le cose che negli ultimi mesi ho provato, in seguito alla laurea e alle decisioni da prendere sul mio futuro. Il fatto che il corso delle magistrali di giapponese non abbia mai riscosso successo ed ora venga addirittura cancellato mi rattrista perché anche se adesso non posso, tra uno o due anni sarei stata felice di riprendere gli studi e avrei scelto questa specializzazione… purtroppo le cose non sempre vanno nel verso giusto e a volte le cose piú belle sono quelle che rimangono nell’ombra e alla fine svaniscono.
    Tu rimarrai comunque uno degli studenti migliori che il corso di comunicazione possa aver avuto e i professori di lingua avranno qualcosa di stupendo da raccontare ai loro futuri studenti.
    L’ultimo samurai! Grande Gio, un abbraccio fortissimo. Greta

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    1. Eccomi qui, a risponderti dopo un mese…scusami, è stato un mesetto intenso e non ho praticamente guardato il blog fino a stamattina. Grazie delle bellissime parole Gre, ti auguro di riuscire a trovare una strada che possa realizzare le enormi potenzialità che hai! Spero anche di riuscire a vederci presto tutti quanti come ai vecchi tempi, che mi mancate molto 🙂 Un abbraccio grande anche a te Greちゃん!

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  2. Ed ecco il commento di una vecchia gallina: dopo aver letto il tuo articolo mi sento meglio. L’amore di mia figlia per la sua professione e il fuoco che arde nel cuore di un ultimo samurai (mio nipote) mi fanno capire che il mondo sta andando avanti per il verso giusto. Non sei l’ultimo samurai, per il momento sei solo l’unico: ricordati che il destino dei veri guerrieri è di essere spesso soli e il fatto che per il momento tu sia l’ultimo ti da la conferma che sei sulla giusta strada. Il mio è un appello a tutti i giovani guerrieri che guardano avanti con coraggio: andate all’estero se volete, ma tornate, con esperienze nuove. Il nostro paese non fa schifo, sta solo soffrendo le offese di generazioni scellerate che con la scusa del boom economico prima e del mito della Milano da bere e cose simili poi, ha distrutto e consumato, senza preoccuparsi dei giovani piccoli guerrieri che sarebbero arrivati dopo. Ma il futuro è vostro! E ricordati sempre che con tuo nome sconfiggerai tutti i draghi che meriti di incontrare! E io sono molto orgogliosa dei nostri figli. Un abbraccio

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    1. Scusami per il ritardo, nell’ultimo mese non ho praticamente guardato il blog fra mille cose da fare (e la ricerca di un’occupazione che per fortuna ha dato i suoi frutti per il momento!). Ti ringrazio del commento e delle bellissime parole. Io sono dell’idea che un guerriero non abbia senso se non combatte, e qui si combatte senza armi per un ideale per cui c’è proprio da rimboccarsi le maniche..ma almeno speriamo di riuscire a cambiare le cose un po’ alla volta 🙂

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