Parlare di Giappone per parlare di diversità. Buon compleanno Kyu Cafè!

Proprio così, 10 dicembre 2014. Seduto a un tavolino del 1° piano dell’edificio U16 della Bicocca, da solo, nel silenzio più totale delle 19 quando le lezioni sono terminate e le pulizie ai piani già finite, mi iscrivevo a WordPress.

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Felice anniversario con WordPress.com! Ti sei registrato su WordPress.com un anno fa.

Il 1° piano per chi non ha frequentato la Bicocca, o comunque per chi non è mai stato nell’ameno U16 (ritratto anche qui nell’immagine di copertina) – il che è piuttosto probabile se siete, per dire, di economia, oppure siete di economia ma non siete la mia ragazza, che lo conosce fin troppo bene! 🙂 – è quello dove sono ubicate le macchinette. Il luogo dove più o meno ogni ora tutti quanti vengono a prendersi un caffè, a fare due chiacchiere, perché il piano è piccolo, l’ambiente informale e tutti parlano con tutti. I professori smettono per un attimo di essere docenti e gli studenti di essere discepoli; e ho visto tante conversazioni così protrarsi oltre le normali tempistiche di un break!

Per questo motivo decisi di chiamare così questo blog: Kyu Cafè, un luogo dove parlare di ciò che mi piace, di ciò che studio, come se fossi in quel 1° piano dell’U16 con ognuno di voi che legge i miei post, con un caffè in mano, per prendersi una pausa da tutto il resto.

Per quanto riguarda il “Kyu“, l’ideogramma kyū non rappresenta altro che il numero 9, il mio numero fortunato.

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Banale? Probabilmente sì.

Zen? Mm. Mi piace pensarlo.

Ad ogni modo, è strano pensare che sia passato già un anno da allora, dal primo articolo che scrissi. Lì per lì il blog nacque un po’ per gioco, per sfida con me stesso, per migliorare nella scrittura.

Mai avrei pensato che avrei raccolto più di 1500 visite da circa 1000 visitatrici e visitatori, la maggior parte dei quali dall’Italia, ma anche da USA, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Giappone, Vietnam, Polonia…per elencare i più frequenti. I numeri non contano molto, è vero, ma sono contento di aver suscitato anche solo un poco di interesse verso il Giappone e la sua cultura in così tante persone (chiedo perdono ai miei colleghi antropologhi l’uso così sconsiderato del termi
ne cultura da qui in avanti ma è per un bene superiore!).

Hachiko-Statue

IMG_7055Ci sono articoli usciti bene e di successo, come quello sulla statua di Hachiko, quello sulle tsuba o sulla visita all’Art Aquarium.

Ci sono alcune riflessioni di carattere più antropologico come quelle sul pensiero olistico di Miyamoto Musashi, sul rischio di essenzializzare le culture, sul futuro di noi ricercatori.

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Così come ce ne sono altri che con tutta probabilità potevano essere scritti meglio. Tuttavia ho sempre scritto con il fine di dare almeno degli spunti di riflessione, più o meno seri a seconda delle occasioni (l’articolo sul katana forgiato da un meteorite è un esempio del secondo caso, per dirne uno), sulla diversità esistente al mondo, a partire proprio da una società e da una cultura uniche nel loro genere come quelle giapponesi, ma che tendendiamo a considerare nella sfera del “non propriamente occidentali ma ultra-moderne” e dunque più vicine a noi di quanto non consideriamo, ad esempio, la cultura marocchina o quella rumena.

Parlare del Giappone come punto di partenza, in base a ciò che conosco e studio, per parlare della diveristà. Questo è lo scopo di Kyu Cafè.

Japanese lanterns

Ciò perché sono convinto che in un’epoca di apparente globalizzazione o, come preferisco chiamarla io, omologazione su stampo occidentale – l’apparente non è messo a caso – sia assolutamente necessario allargare i propri orizzonti cognitivi. Anche in considerazione dei recenti attacchi terroristici di Parigi e conseguente hype mediatico sull’islam, penso sia importante fare uno sforzo per imparare qualcosa dell’Altro-da-sé, per capire che non esistiamo solo noi e il nostro conclamato pensiero euro-americano razionale e illuminato. Conoscere l’Altro per comprendere meglio la realtà che ci circonda: a questo deve mirare uno sforzo per conoscere sistemi di pensiero, panorami etnici, tecnologici, economici e così via, diversi dal nostro. Uno sforzo per imparare ad andare aldilà dell’esotismo e della propria presunta cosmopoliticità condensata in un selfie scattato alle Maldive, senza sapere ad esempio che le Maldive sono un Paese a stragrande maggioranza musulmana, eppure sono un bellissimo posto.

Traendo delle conclusioni: che ne sarà adesso di Kyu Cafè? Si arricchirà sempre più di nuovi contenuti, inoltre conto anche di iniziare a lavorare su un paio di nuove idee che spero possano concretizzarsi e di cui spero di potervi parlare con successo nei prossimi tempi!

Non voglio dilungarmi oltre ma sono di dovere alcuni ringraziamenti. Per chi mi conosce sa che quello appena trascorso è stato un anno difficile, ma di buono traggo che ho imparato cosa significa amare una persona e cosa significa il sostegno della propria famiglia quando serve davvero. Ringrazio i miei professori, i sensei Maurizi, Marino, Madarame, Suzuki, i quali mi hanno dato tanto e sono un esempio costante nel mio percorso.

Ringrazio infine tutti voi che mi seguite e un pensiero particolare va ad Alex perché è stato il primo a mettere il Like alla pagina Facebook di Kyu Cafè! Un giorno ti manderò una targa commemorativa!

Ah, ho anche imparato che andare in campeggio con gli amici è molto divertente e lo è ancora di più se lo si affronta in modo un po’ ruspanteAndrea e Matteo, voi capirete!

Buona serata a tutti, grazie di aver letto fin qua e…お誕生日おめでとうございます、九カフェBuon 1° compleanno Kyu Cafè!

Gio

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2 thoughts on “Parlare di Giappone per parlare di diversità. Buon compleanno Kyu Cafè!”

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